REGI TRATTURI a cura del Prof. Natalino Paone

23_TratturoversoToppo dei MortiIl fenomeno

Da secoli, a partire dai sanniti, l’uomo ha praticato lo spostamento delle greggi dai pascoli montani a quelli di pianura, seguendo il ciclo climatico delle stagioni. Attraverso i romani e poi gli aragonesi, il fenomeno raggiunse il suo apice tanto da divenire il principale motore economico di tutto il mezzogiorno d’Italia. Così i Tratturi, le vie della transumanza, erano larghi 111,6 metri (60 passi napoletani) ed erano potenziati da Bracci e Tratturelli che li collegavono tra loro insieme alle economie locali. Questa “industria” era gestita e regolamentata dalla Regia Dogana della Mena delle Pecore di Puglia, con sede a Foggia, che amministrava inoltre le controversie tra la tradizionale economia dell’allevamento e la pressante crescita agricola. Questa vide la sua definitiva espansione a scapito della pastorizia con Napoleone e l’”Eversione della Feudalità”, legge del 1806, che abolì il regime della dogana. Da allora la transumanza ha avuto un costante declino fino a scomparire qualche decennio fa. I Tratturi, con essa,…continua su


TEATRO SANNITICO DI PIETRABBONDANTE a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise

Il territorio di Pietrabbondante, nel cuore del Sannio pentro, è caratterizzato da emergenze archeologiche di notevole interesse. Le testimonianze più antiche, risalenti al V secolo a.C., sono quelle dei corredi restituiti dalla necropoli in località Troccola, sulle pendici occidentali del monte Saraceno. La sommità di questo monte verrà fortificata con una cinta muraria in opera poligonale, raccordata ad opere di difesa poste a quote più basse, in un momento in cui il territorio viene dotato di strutture difensive per opporsi alla minaccia romana. In questo momento (seconda metà del IV secolo a.C.) inizia la frequentazione del luogo di culto in località Calcatello. Stretto appare, fin dalle fasi più antiche, il legame tra questo santuario e l’esercito, come testimoniano le numerose armi dedicate nell’area sacra.
Il luogo di culto testimonia una sistemazione monumentale nel III secolo a.C. con la costruzione del cosiddetto tempio ionico ed una seconda sistemazione all’inizio del secolo successivo, in seguito alla distruzione di Annibale del 217 a.C., con la costruzione del tempio A. Solo alla fine del II-inizi del I secolo a.C. verrà realizzato il complesso teatro-tempio (B) con uno schema tipico dell’età ellenistica mediato dall’ambiente campano e latino. Gli ultimi scavi hanno indagato l’area a sud-ovest del complesso monumentale teatro-tempio individuando l’importante domus publica.
A poca distanza dall’area del santuario, in un territorio probabilmente…continua su


ZONA ARCHEOLOGICA DI SEPINO: ALTILIA a cura di sepino.net

La città romana di Saepinum sorge all’incrocio di due importanti strade: il tratturo Pescasseroli-Candela e la strada che collega il Matese alla costa. L’area occupa una superficie di circa 12 ettari a pianta quadrata, circondata da una cinta muraria reticolata. La cinta muraria fu voluta dall’imperatore Augusto , che diede incarico di costruirla ai due figli adottivi Tiberio e Druso, più per il decoro della città che per impellenti necessità difensive.

Lungo la cinta muraria si aprono quattro porte in corrispondenza degli assi stradali principali, il Cardo e il Decumano: Porta Boiano, Porta Tammaro, Porta Benevento, Porta Terravecchia e si ergono 35 torri (delle quali oggi sono visibili solo 27). Le torri sono distanti tra loro circa 100 piedi (30-35 m) ed hanno una disposizione regolare: infatti sono sette nei tratti più brevi e raddoppiano dove raddoppia la cortina e la istanza tra le porte. Il Cardo è la strada principale della città, che unisce Porta Terravecchia a Porta Tammaro, ripercorrendo l’antico percorso che dai monti porta alla fondovalle. Il Decumano è lì’asse viario che unisce porta Boiano e porta Benevento lungo l’antico percorso fratturale. È lastricata con pietre calcaree ed in origine era porticata con un lungo colonnato. Presenta “strisce pedonali” (grosse pietre squadrate per l’attraversamento in caso di pioggia) e ai lati numerose botteghe e fontane. Porta Boiano: l’unica delle quattro porte quasi interamente ricostruita. Si presenta ad apertura unica con due torri circolari laterali. La chiave di volta riporta un personaggio barbuto, probabilmente Ercole. In alto è presente un’iscrizione che ricorda Druso e Tiberio, quali finanziatori della costruzione della cinta stessa. Ai lai di questa iscrizione trovano posto due statue di prigionieri germanici, seminudi e in catene quale…continua su

 


AREE NATURALISTICA MOLISANE: LE RISERVE MAB a cura di assomab.it

La Riserva della Biosfera MaB Collemeluccio – Montedimezzo, estesa 637 Ha, si trova nell’Alto Molise, la parte più interna e montuosa della regione caratterizzata dalla natura incontaminata e da paesaggi di grande fascino, ove anche i costumi e le tradizioni locali sono ben conservati. Collemeluccio- Montedimezzo è una delle otto Riserve della Biosfera MaB presenti in Italia e la prima ad essere stata istituita (DD.MM. 23.12.1977) unitamente al Parco Nazionale del Circeo.

A queste, nel corso degli anni se ne sono aggiunte altre sei: Miramare (1979), Cilento e Vallo di Diano (1997), Somma-Vesuvio e Miglio d’Oro (1997), Valle del Ticino (2002), Isole di Toscana (2002) e Selva Pisana (2004). Complessivamente, a partire dal 1976, ne sono state istituite 553 in 107 Paesi (aggiornamento 03 novembre 2008) con lo scopo di realizzare le finalità del Programma MaB (Man and the Biosphere) dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO).

Si tratta di un programma internazionale di studio delle reciproche relazioni tra l’uomo e l’ambiente per favorire l’utilizzazione razionale delle risorse della biosfera, conciliando la conservazione della biodiversità con lo sviluppo economico. Le riserve della biosfera sono designate dal Consiglio Internazionale di Coordinamento del programma MaB su proposta presentata da ciascuno Stato sotto la cui giurisdizione sovrana i territori interessati permangono. L’insieme delle riserve costituisce la Rete mondiale delle riserve della biosfera.

Attualmente la Riserva della Biosfera Collemeluccio – Montedimezzo è costituita da due nuclei, distanti circa 15 Km, corrispondenti al territorio di due Riserve Naturali Orientate situate entrambe in provincia di Isernia: la R.N.O. Collemeluccio, nella valle del fiume Trigno in territorio di Pescolanciano, e la R.N.O. Montedimezzo, nell’alto bacino del fiume Vandra, affluente del fiume Volturno, nel comune di Vastogirardi. I due nuclei sono collegati dal tratturo Celano – Foggia, la principale via armentizia che solca il Molise…continua su


PARCO NAZIONALE LAZIO ABRUZZO MOLISE PNALM a cura di parcoabruzzo.it

Prima proposta del Parco Nazionale d’Abruzzo fatta nel 1917 dalla Federazione Pro-Montibus.Fu nel comune di Opi, uno dei più suggestivi del Parco, che il 2 ottobre 1921 la Federazione Pro Montibus et Silvis di Bologna, guidata dall’illustre zoologo professor Alessandro Ghigi e dal botanico professor Romualdo Pirotta, volle istituire la prima area protetta d’Italia affittando dal comune stesso 500 ettari della Costa Camosciara, nucleo iniziale del Parco, situato nell’alta Val Fondillo, divenuta successivamente una delle valli più famose e frequentate.

E’ proprio in questo impervio territorio, difficilmente accessibile, dell’Alto Sangro che trovarono rifugio l’Orso bruno marsicano, il Camoscio d’Abruzzo, il Lupo appenninico ed altre specie non meno importanti.

Il 25 novembre 1921 ci fu la cerimonia inaugurale e per acclamazione fu costituito l’Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo.
L’11 settembre del 1922, per iniziativa di un Direttorio Provvisorio presieduto dall’onorevole Erminio Sipari, parlamentare locale e autorevole fondatore del Parco, un’area di 12.000 ettari ricadente nei comuni di Opi, Bisegna, Civitella Alfedena, Gioia de’ Marsi, Lecce dei Marsi, Pescasseroli e Villavallelonga, insieme a una zona marginale di 40.000 ettari di Protezione Esterna, divenne Parco Nazionale alla presenza di tutte le autorità, presso la Fontana di S. Rocco a Pescasseroli, dove resta una lapide corrosa dal tempo a ricordo del famoso evento.

Poco più tardi lo Stato italiano, con Decreto Legge dell’11 gennaio 1923, ne riconosceva ufficialmente l’istituzione.

Qualche decennio prima, il Re Vittorio Emanuele volle istituire in quest’area una riserva di caccia, per evitare lo sterminio incombente e l’estinzione di importanti ed uniche specie selvatiche.
D’altronde sia l’Orso Marsicano che il Lupo e il Camoscio avevano abitato un’area molto più vasta comprendente quasi l’intero Appennino, ma il degrado de…continua su 


 MONTAGNA DEL MATESE da wikipedia

La cima più alta si trova in Molise, nel comune di Roccamandolfi, ed è monte Miletto (2050 m s.l.m.), seguono la Gallinola (1923 m s.l.m.) che risulta essere la cima più alta in territorio Campano, il monte Mutria (1823 m s.l.m.), il monte Erbano nel comune di Gioia Sannitica(1385 m s.l.m.) e il monte Maio.Il massiccio del Matese si affaccia ad ovest sulla valle del medio Volturno in vista dei monti Trebulani, a est sulla zona preappenninica molisana, a nord è limitato dai monti delle Mainarde e dalla Maiella, a sud dal massiccio Taburno Camposauro.Da nord a sud il massiccio raggiunge un’estensione di circa 60 km, mentre da est a ovest è di circa 25 km. I monti fanno parte del parco regionale del Matese.Vi si trova un lago di origine glaciale (il lago del Matese), due laghi artificiali (di Gallo Matese e di Letino, formato dalla diga sul fiume Lete) e gli impianti sciistici di Bocca della Selva (BN) e Campitello Matese (CB), che ospita una stazione tra le più importanti del meridione. La flora varia in base all’altitudine: a quota media è presente il faggio e in alta quota l’abete, mentre più in basso si trovano betulle, ginepri, querce e castagni. Più a sud sono presenti boschi di leccio. Oltre alla fauna domestica equini, bovini, ovini, e caprini che pascolano allo stato brado, nei pressi di monte Miletto e la Gallinola, si possono osservare volatili come falchi, sirenelle e qualche esemplare di aquila; da qualche tempo è ricomparso anche il lupo appenninico assente da decenni. Testimone di segni di civiltà remote, la storia di questo complesso montuoso, inizia oltre 25 secoli or sono ad opera dei primi abitanti di origine italica, mentre i coloni greci che pur tanta incidenza ebbero sulle popolazioni di pianura poco influirono sugli abitanti del Matese. Nel 216 a.C. questo territorio fu invaso anche dai soldati cartaginesi guidati da Annibale. Dopo il V secolo si diffuse il monachesimo che di…continua su


MONTE VAIRANO E L’INSEDIAMENTO SANNITA a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise

Monte Vairano è un centro importante del Sannio Pentro. Occupa un altopiano del monte omonimo, parallelo al Massiccio del Matese, caratterizzato da quattro colline che vengono regolarizzate con opere di terrazzamento. Il sito è crocevia di percorsi naturali che lo collegano alle coste adriatiche e di due tratturi, il Pescasseroli-Candela e il Fittola-Mulino Grande, che ne evidenziano la centralità rispetto al territorio circostante.
L’abitato è stato parzialmente indagato, mostra uno sviluppo nel IV-III secolo a.C. ed un ridimensionamento intorno alla metà del I secolo a.C. (poco si conosce della frequentazione dell’area nel VI-IV secolo a.C.). Il territorio circostante attesta la presenza nel periodo repubblicano di siti fortificati e piccoli insediamenti rurali; all’inizio del I secolo d.C. si assiste ad un abbandono dei primi e ad un ridimensionamento dei secondi, gli insediamenti rurali che restano produttivi subiscono ampliamenti e modifiche strutturali.

La cinta muraria, della fine del IV secolo a.C., racchiude un’area di 50 ettari e si sviluppa su un tracciato di circa 3 km. È realizzata usando la cosiddetta puddinga ciottolosa, formata da ciottoli di fiume ed arenaria, e inglobando la roccia affiorante quando è sufficiente elemento di difesa. Il circuito è interrotto dall’apertura di tre porte a doppio battente: Porta Occidentale ad ovest; Porta Vittoria o Porta Orientale ad est e Porta Meridionale o Porta Monteverde a sud. Nei pressi di Porta Vittoria e della Porta Meridionale sono state individuate delle strutture quadrangolari interpretate come basi di torri di guardia con un alzato probabilmente in materiale deperibile.
Una fornace è stata individuata presso Porta Vittoria, utilizzata nel II secolo a.C. per la produzione di ceramica a vernice nera. Ha camera di combustione, di forma leggermente ovale, scavata nel banco…continua su


I SANTUARI SANNITICI a cura di Antonino Di Iorio

Poiché gli storici dell’epoca si sono interessati dei popoli dell’Italia antica solo in relazione ai rapporti che questi tennero con la civiltà romana, non è facile  -appunto per assoluta scarsezza di fonti- poter descrivere la vita del popolo sannita. Tuttavia è possibile affermare che tutti quei recinti o centri fortificati che si notano su molti monti della Regione rappresentano la più grande realizzazione architettonica di questo eroico popolo. Posti sulla sommità dei rilievi strategicamente più importanti erano destinati a controllare anche i pascoli e le vie di comunicazione dell’epoca, che altro non erano che semplici piste erbose, dalle quali ebbero origine poi gli odierni tratturi.

È opinione diffusa tra gli storici antichi e moderni che dalla Grecia provengano tutte le stirpi cosiddette italiche, che deriverebbero dagli Aborigeni, ossia da quei Greci chiamati Lelegi, originati  -secondo Gaetano De Sanctis-  da alcune tribù preelleniche dette Pelasgi. Poiché Varrone considera la Sabina, quel territorio cioè compreso fra il Lazio e l’Abruzzo, come epicentro della espansione dei Pelasgi in Italia, si può ritenere che i Sanniti, discendenti diretti dei Sabini, fossero ad essi collegati. E proprio in considerazione di ciò buona parte delle primitive fortificazioni sono dette appunto pelasgiche per indicarne l’epoca remotissima. Difatti, contemporaneamente alla colonizzazione dell’Italia antica da parte di quei popoli venuti dall’oriente, si diffusero tali cinte fortificate, che consistevano in possenti recinti muniti di mura alquanto doppie realizzate con blocchi calcarei di forma irregolare. Questi manufatti erano delimitati da mura alte e doppie realizzate con blocchi calcarei di forma poliedrica, posti in opera a secco con la cortina formata da grandi blocchi rozzamente tagliati nella faccia esterna. Per il loro inzeppamento venivano usate scaglie o ciottoli, quasi certamente rifiuto della lavorazione della roccia che avveniva sul posto.

Generalmente nell’esterno della fortificazione, che poteva anche essere protetta da due o da tre cerchia di mura, e subito alle spalle del muro di cinta veniva realizzata una strada anulare larga fino a cinque metri, che aveva lo scopo di consentire ai difensori un rapido e facile passaggio lungo tutta la cinta, alta in media dai 3 ai 6 metri e larga da metri 1,80 a metri 2,50 e anche più. Lungo le mura si aprivano generalmente due porte: una piccola (o postierla) larga da metri 1 a metri 1,50 e l’altra grande (da metri 2 a metri 2,50) con il passaggio realizzato molto spesso da uno sdoppiamento parallelo del muro di cinta. Alle volte nell’interno della fortificazione si notano muri di terrazzamento per consentire  -ovviamente-  la costruzione in piano di capanne e qualche volta, come nella fortificazione di Carovilli-monte Ferrante, un edificio di culto.

I centri fortificati erano collegati con le strade del fondovalle o mediante sentieri scavati nella roccia o ottenuti con taglio del terreno, protetti verso la vallata Le fortificazioni e tour delle fortificazioni…continua su


I CASTELLI DEL MOLISE a cura di Franco Valente

Molti i Castelli del Molise, la cui descrizione è consultabile sul sito del dott. Franco Valente, noto storico molisano. Di seguito riportiamo un passaggio della descrizione del Castello di Civitacampomarano

Il Castello di Civitacampomarano. Paolo di Sangro, sua figlia Altabella e il conte Cola di Monforte.
I segni architettonici molto spesso vengono relegati nell’ambito della storia dell’architettura solo per le valutazioni di carattere stilistico senza considerare che a volte possono contenere anche elementi ideologici più o meno evidenti.
Abbiamo esaminato i caratteri particolari del portale principale e dello stemma che lo sormonta, ma caratteri aragonesi, come espressione ideologica del potere centrale partenopeo, possono ritrovarsi anche all’interno sebbene affidati a particolari quasi irrilevanti.
L’arco ribassato all’aragonese, infatti, si ritrova anche nelle porte di collegamento delle stanze del piano nobile ove è situato il salone.
Ma a parte gli elementi architettonici, la presenza aragonese aleggia anche nel ricordo di un particolare avvenimento che aiuta a comprendere il contesto politico in cui si collocava la vicenda umana di Paolo di Sangro.
Egli aveva sposato Abenante di Attendolo, degli Sforza conti di Cotignola che gli portò in dote il feudo di Gioia in Puglia.
Bosio Attendolo, nonno di Abenante morto nel 1411, era fratello di Muzio Attendolo (che aveva preso il soprannome di Sforza per la sua prestanza fisica) uno dei più celebri capitani di ventura sceso da Ravenna nel regno di Napoli al servizio degli Angioini.
Padre di Abenante era Domenico, uno dei figlio di Bosio.
Il 4 gennaio 1424 Muzio Attendolo Sforza era morto affogato mentre attraversava un fiumicello a Pescara e suo figlio Francesco, preso immediatamente il controllo del suo esercitò, volgeva le truppe verso Benevento per incontrarsi ad Aversa con Giovanna II che, per ottenere il suo aiuto, gli confermava tutti i territori e le concessioni che erano stati di suo padre. Francesco, sposando Bianca Maria Visconti, poi diventerà duca di Milano dando origine al ramo milanese della famiglia.
Non sappiamo come sia nato il matrimonio tra Paolo ed Abenante, ma certamente la loro unione fu fortemente influenzataata dai rapporti che Paolo ebbe con Muzio Attendolo e, soprattutto, con Francesco Attendolo e che furono determinanti anche per le vicende che condizionarono la vita di Cola di Monforte suo genero…continua su


 L’ANTICA FONDERIA MARINELLI DI AGNONE a cura della fabbrica Marinelli

E’difficile ricercare l’inventore delle campane ed il popolo che le usò per primo. I popoli orientali conobbero presto l’uso della campana, in Cina essa è tra i bronzi più antichi. In India, i filosofi usavano riunirsi a mangiare e a pregare al suono di campanelle. Anche nell’antico Occidente, presso gli Etruschi, era ben diffuso l’uso di campane. Le campane avevano però anche un significato più prosaico, come in Grecia dove venivano impiegate per segnalare l’apertura del mercato e la vendita del pesce.

Quando si passò dai campanelli alle campane si ritenne che il bronzo della Campania fosse il migliore e da qui il nome di Campana, proprio da “vasa campana” cioè vasi campani per la loro forma a vaso o a tazza rovesciata. Sembra che la prima campana abbia fatto udire i suoi rintocchi nella città di Nola e che il suo geniale inventore fosse S.Paolino, Vescovo della Città.

La Campana col tempo è stata sempre più vista come un simbolo che ci affratella, divenendo sempre più un emblema religioso e sociale. Alcuni personaggi storici come Saladino, Maometto, Calvino erano invece nemici delle campane e le misero al bando eliminandole dai campanili e facendole fondere. Questo invincibile timore era dovuto al fatto che si attribuivano ad esse poteri straordinari. Tale forza era stata aumentata dal fatto che la Chiesa le aveva considerate “res sacrae”, benedicendole e imprimendoci iscrizioni che parlavano di comunione tra terra e cielo. Gli artigiani fonditori inizialmente erano sia laici che monaci e costruivano campane in ferro battuto. Solo in seguito, mischiando rame e stagno, ed ottennero campane in bronzo. In Italia sono…continua su